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Frecciargento

Ricchi, poveri, nord, sud. L’Italia divisa in due da Trenitalia

Mentre Trenitalia e l’amministratore delegato Mauro Moretti licenziano, per lo più personale di vagoni letto e personale notte, per far fronte alla concorrenza dei voli low cost, vengono soppresse intere tratte, sopratutto quelle percorse dalla Frecciabianca, in particolare quella della linea notte, che collegano l’Italia del lavoro da nord a sud, da est a ovest.  Ad essere penalizzati sono soprattutto i pendolari, il lavoro e la sussistenza di intere famiglie, non pochi milioni di italiani.

Un bene e un servizio pubblico, quello del trasporto su rotaia che,  nell’era delle liberalizzazioni, è svilito e deviato dalla sua natura essenziale. Un servizio pubblico che al pubblico non offre più nulla se non attraverso il ricatto di tariffe improponibili. Trenitalia e i suoi amministratori con i tagli al personale, l’aumento spropositato delle tariffe e con la cancellazione dei collegamenti tra nor e sud, negano la sussidiarietà quale principio fondamentale della democrazia ponendosi in netto contrasto con la costituzione italiana. Ma se Moretti e Trenitalia, nonostante i governi liberisti degli ultimi vent’anni, operano nel mercato dei trasporti su rotaia  come se fossero in regime di monopolio, il merito è soprattutto della politica. Read More »

Fabiano Amati - Assessore Regionale Opere Pubbliche

 

A calcare le quinte della scena politica degli ultimi tempi è il nevrotico valzer delle primarie. Un balletto al quale si avvicendano frenetiche le ambizioni dei nuovi baroni della politica. Per gli assertori delle primarie, nate in casa PD all’epoca del veltrusconismo autosufficiente, (rivelatosi poi fallimentare per le sorti stesse del centrosinistra) queste avrebbero dovuto muovere alla partecipazione attiva il popolo, recuperare l’elettorato del centrosinistra ormai stanco dei capricci e delle sconfitte della sinistra radicale.

Così, a partire dalla Puglia, i centristi del PD, nel sostenere Vendola e le primarie – che con il presidente della regione si elevavano a fatto culturale, a modello di una nuova antropologia sociopolitica – rivendicavano l’essere di un movimento ben più democratico e partecipativo dell’area dalemiana, sempre più avvitata ai meccanismi del centralismo democratico, per il quale l’indirizzo politico viene calato dall’alto, con il mero intento di conservare intatte (ai tempi del porcellum), le tristi note rendite di potere. Read More »