Category: Profili

Antonio Tabucchi è andato via

“Che fatica il mestiere di scrivere”.

 

Oggi all’età di 68 anni Antonio Tabucchi è andato via. Era a Lisboa, in Prtogallo, la città che ha sempre amato e che gli ha ispirato il romanzo “Sostiene Pereira”, con il quale si è aggiudicato il Premio Campiello nel 1994.

“Che fatica il mestiere di scrivere” stigmatizza la natura di chi scrive e per il quale il lavoro non è un mero timbrare il cartellino per assolvere al proprio dovere, ma è il profondo sentire la vita che scorre e narrarla, interpretarla, magari anche modificarla.

“Gli artisti e gli intellettuali – scriveva Tabucchi – non fanno cadere i regimi, ma con un cerino illuminano l’oscurità in tempo per mostrare a chi abbia occhi quando il sentiero percorso è sull’orlo dell’abisso”.

Antonio Tabucchi è stato il maggior conoscitore e divulgatore oltre che traduttore dello scrittore e poeta portoghese Fernando Pessoa.  La direttrice della Fondazione “Casa Pessoa” ha dichiarato che “il Portogallo deve molto a Tabucchi, scrittore tanto italiano quanto portoghese”.

giuseppe vinci

Tavolozza - Arben Shira - Foto Chicco Saponaro

Il realismo nell’arte e nella vita

Incontro Arben nel suo ennesimo laboratorio di fortuna, a Fasano, ospite ancora una volta della benevolenza di chi l’arte la conosce, l’apprezza, la condivide e dell’arte ne fa una ragione di vita. Per quanto, la ragione di Arben è sofferta, carica di rinunce e di duri sacrifici ancora attuali, vivi nei suoi racconti su tela. E qui sono raccolte solo una minima parte della sua vastissima produzione artistica, la più recente. Centinaia di tele che parlano di due mondi distanti nella cultura, avvicinati dalla storia.

Nascere a Shijak, in Albania, nel fiore degli anni ’60, in piena dittatura comunista di Hoxha, significava per molti essere come deportati in casa. La vita dei campi e il lavoro operaio, sin dall’infanzia, e poi la miniera nei cantieri edili. La città, quella città arretrata, povera, fatta di palazzacci decadenti, decrepiti, Tirana o Durazzo, quelle erano tabù. Bastava la campagna. E la rinuncia forzata agli studi. E’ stato il prezzo da pagare per essere appartenuti ad una famiglia di dissidenti, avversi – se pur nel silenzio, nella remissione rassegnata – ad un regime che per oltre 40 anni ha represso, piegato le coscienze di intere generazioni, sprofondandole nell’arretratezza dello spirito.

Un regime autarchico, più che comunista, chiuso in sé stesso, distante anche dal resto del mondo comunista conosciuto fino alla caduta del “muro”. Spesso una delusione per chi nel credo comunista aveva sperato. Della dottrina di Marx nemmeno l’ombra. Una delusione da tenere in sé, nel silenzio e nell’emarginazione ai lati estremi di un regime fatiscente. Li, i segni della dittatura avevano colori sbiaditi, con impressa l’eredità del ventennio fascista, frammista alla rivoluzione russa fatta in casa, peggio che arrangiata. Segni come solchi profondi e grotteschi, lasciati sin dai tempi della colonia italica. La prima contaminazione e distrazione delle radici tradizionali del paese delle aquile a cui per un cinquantennio è stato sottratto il cielo.

La condanna da una parte e il seme della liberazione dall’altra. Un seme che, per Arben, nato nel 1963, come per tanti suoi connazionali, tarderà a fiorire. Ma fiorirà, rinascerà nei colori e nei tratti morbidi e genuini del realismo. Dopo tanto distillare, immerso in una vita stretta alla necessità dell’esistenza, tra i crudi cicli della natura, dove la tecnologia e il progresso sono stati per lunghi anni un miraggio, l’Italia dall’altra parte, oltre l’Adriatico è stata la terra promessa, agognata, anche grazie alle tivù regionali ben visibili oltremare. Ci vorranno le barcacce cariche di umanità derelitta, affamata non solo di pane, e stordita, sbarcata sulle nostre coste. Un’esperienza di vita valsa come la compressione dello spirito, liberatosi poi con l’esodo albanese del ’91. Giunto a Fasano coltiva l’attesa di approdi più adatti alle sue aspirazioni, ma da Fasano non riesce più ad andar via. La famiglia ha posto radici profonde. Scherzi del destino, si dirà. E’ di questo realismo, duro ma mai ruvido, uno sguardo sincero, diretto, poco mediato della realtà, dai segni netti, chiari, dai colori intensi, compatti, si alimenta il tratto di Arben. Una narrazione cromatica tutta pugliese, meridionale, ma che non trascura le origini albanesi più che mai vive.

 

Chi è Arben Shira

Arben Shira, pittore di origini albanesi, fasanese di adozione, sin dall’esodo albanese del 1991, dedica tutta la sua vita alla pittura. Nel ’95 si diploma all’Accademia delle Belle Arti di Bari sotto la guida di Michele de Palma, assistente di Emilio Notte, entrambi maestri ed eredi della scuola pugliese. Frequenta Adriana Notte, Irina Hale, Ernest Verner (anch’egli fasanese di adozione) e Vanda Valente. Fine cultore della scuola di cui è stato allievo, s’inserisce a pieno titolo nella discendenza che si rifà a Francesco Netti e alla scuola fasanese, tanto da poterlo collocare tra i successori diretti di Beniamino Bianco. Le sue opere si trovano in diverse collezioni pubbliche e private. Ha tenuto diverse personali e collettive, distinguendosi in numerosi premi ed estemporanee di pittura, raccogliendo l’apprezzamento della critica. La stessa amministrazione comunale di Fasano l’ha premiato con una targa riconoscendolo come “artista fasanese”. La scorsa estate il comune di Ceglie Messapica, città natale di Emilio Notte, gli ha dedicato una “personale” presso la Pinacoteca Comunale “Notte”. Dal 6 al 13 gennaio di quest’anno ha esposto per la città di Durazzo nella Galleria delle Esposizioni d’Arte con il patrocinio delle istituzioni albanesi e alla presenza della stampa e delle televisioni locali che ne hanno dato risalto a livello nazionale.

giuseppe vinci

Pubblicato su: Largo Bellavista  Febbraio-Marzo 2012 - anno IV n. 57

Servizio fotografico a cura di Chicco Saponaro

 

Una Bocca libera e ostinata


Giorgio Bocca

“Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa”.

 

Ancora un maestro scomodo che se ne va

Giorgio Bocca è andato via, quasi senza farsi sentire, dopo averci abituati a ben altro. Una rara voce libera, in questa Italia ricca di tanti servi e pochi padroni, è andata via oggi da questo mondo, nel giorno di natale.

Penna tagliente come un bisturi, negli ultimi anni divenuto duro con i meridionali e il meridione spesso a ragione. Sul meridione e i meridionali però le analisi del partigiano Bocca contraddicono la storia. Basta ricordare le sue affermazioni dure e provocatorie durante una puntata di “Che tempo che fa” del 2010, quando parlando del consiglio dei ministri convocato da Berlusconi a Napoli per far fronte all’emergenza rifiuti, sostenne che la città di Napoli è “una città decomposta [...] ma decomposta da migliaia di anni”. Sarà stata l’età. Read More »

Dove si posa la coscienza

Il Barone Rampante

“Solo una mente pacificata e pura può risolversi nella pura coscienza”.

 

Veicoli e identificanzioni: il Barone Rampante

Per una sorta di ribellione alle regole e ai costumi della famiglia, conformista e bigotta che reprime ogni sorta di libertà individuale, il protagonista de “Il Barone Rampante” di Italo Calvino, un ragazzino non ancora adolescente, si confina sulla cima di un albero, un mondo intimo tutto suo, lontano e al di sopra di tutto e da cui poter osservare divertito e distaccato gli avvenimenti del mondo sottostante.

Lì sotto c’è un mondo che si arrovella nel marasma delle illusioni, prigioniero delle superstizioni e dei pregiudizi, dei desideri e delle ambizioni, degli istinti, delle emozioni e dei sentimenti contrastanti, e di una mente governata e identificata da e con questi attributi della coscienza.

Su quell’albero il Barone Rampante, ha tutto: sostentamento e divertimento, una vita da poter spendere in tutto e per tutto. Lì si è posata la sua coscienza, tra una sorta di isolamento e di distacco dal mondo creandone un altro, altrettanto illusorio. Read More »

Denada Shytaj

Intervista a Denada Shytaj, sindacalista, fasanese di adozione 

Fasano è una città dalle profonde radici classiche testimoniate dalle rovine di Egnazia. Grazie al suo ricco territorio ha spiccate potenzialità turistiche e produttive, circondata da strutture ricettive di gran lusso, da quest’anno vanta il titolo di Bandiera Blu. Chi vive a Fasano, a giusta ragione, vorrebbe, tra l’altro, un ritorno in termini di benefici occupazionali, viste le qualità del territorio e l’elevata offerta turistica. A tal proposito abbiamo ascoltato Denada Shitaj, sindacalista albanese della Cgil, naturalizzata italiana, da vent’anni a Fasano. Denada ha risposto ai nostri quesiti su turismo, occupazione e integrazione sociale della comunità albanese radicata a Fasano. Read More »

“I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli.
Seduto se ne stava
e silenzioso
stretto a tenaglia
tra il cielo e la terra
e gli occhi
fissi nell’abisso”.

peppino impastato

 

In memoria di Peppino Impastato

34 anni fa Peppino Impastato moriva assassinato dalla mafia con una carica di tritolo posizionata sui binari delle linea ferroviaria Palermo Trapani.  Nato in una famiglia di mafiosi e in una città di mafiosi, muore pochi giorni prima delle elezioni comunali che lo vedevano candidato nelle liste di Democrazia Proletaria e pochi giorni dopo aver realizzato una mostra fotografica in cui denunciava la devastazione del territorio ad opera di speculatori e mafiosi collusi con la politica. Read More »

Dopo 40 anni di assenza nasce a Fasano il circolo Arci ispirato al teatro di Artaud

Il riferimento al teatro di Antonin Artaud è già come un programma, l’idea di fondo che anima i sei fondatori del Circolo Arci Eliogabalo al suo esordio in un panorama culturale – quello fasanese – in cui i divergenti sono spesso additati come diversi.

A capo del circolo Rosanna Savoia, fasanese, emergente regista di teatro, collaboratrice della Compagnia di Teatro Amatoriale Peppino Mancini. La regista è accompagnata da appassionati e cultori di musica, comunicazione, cinema, fotografia, letteratura.

Eliogabalo ed Artaud a distanza di due millenni l”uno dall’altro sono come due pilastri del sovvertimento poetico dell’arte e della vita. Il primo, l’imperatore romano, perso nella pratica della sua personale rivoluzione dei costumi e del pensiero del tempo, ha finito i suoi giorni nella maledizione della classe dominante e del popolo. Una rivoluzione tutto sommato andata persa, anche se ben goduta. Il secondo, Artaud, la sua rivoluzione l’ha realizzata lasciando nel teatro, non pochi eredi spirituali e tanta innovazione. Read More »

Bernard Vanderberghe

La Puglia turistica in Belgio, merito dell’amico Bernard.


Bernard Vanderberghe (fiammingo), direttore in pensione dell’ Accademia delle Belle Arti di Menen in Belgio, tre anni fa mi contattò telefonicamente da Gent, il suo paese di residenza, con il desiderio di trascorrere una breve vacanza in Puglia, dove non era mai stato.

Quella vacanza per Bernard, e poi anche per i suoi amici del Belgio e per la Puglia, è stata fatale. Bernard è rimasto folgorato dalla bellezza naturale del nostro territorio. Negli anni passati aveva già girato in lungo e in largo l’Italia, per conoscere le nostre bellezze artistiche e naturali, ma mai in Puglia.

Gli ulivi secolari, i campi di grano della murgia, le coltivazioni ad ortaggi della nostra campagna, i mandorli, gli alberi di fico e poi i fioroni, Egnathia, e il barocco leccese, i Trulli, ma soprattutto gli ulivi, gli ulivi e le nostre Masserie, si le Masserie di Fasano, soprattutto quelle in cui la vita dei campi non ha ceduto il passo ai grandi resort per pochi illustri. Read More »

Accordatore di anime: Gianni Rotondo

Se dovessi tradurre la figura di Gianni Rotondo, musicista e psicologo, esperto in musicoterapia, lo definirei come un artista che si dedica ad accordare e armonizzare le anime.

Il percorso di Gianni è un passaggio del testimone in quattro tappe, un percorso personale in continua evoluzione. Read More »