Category: Media

Effetto fosforo

Nel paese della Legge Sacra

Alle armi di distrazione di massa (quelle dei media), questa nostra evoluta civiltà, non disdegna (per restare nella massa degli errori e orrori umani) le armi di distruzione di massa.

Accade a Gaza dove da 4 giorni continuano incessanti i bombardamenti israeliani al fosforo bianco. Nel paese della “Legge”, quella delle “sacre tavole”, la vita umana di sacro non ha nulla. Come la legge, del resto. Questi sono i risultati. Si parla di decine di morti e centinaia di feriti, tra i quali molti civili, donne e bambini compresi.

La lega araba parla di “massacro”. L’escalation del violenza ha meritato la condanna verbale degli USA che li ha definiti “vili”. Il Segretario Generale dell’Onu Ban Ki-Moon dichiara “inaccettabile” il lancio dei missili.

Il tutto accade durante il vertice tra Stati Uniti, Russia, UE e ONU sul conflitto israelo-palestinese, in corso in questi giorni.

Da poche ore (l’una ore locali) è in atto una tregua. L’ennesima ormai da più di 40 anni e nemmeno l’ombra  missione di una missione di pace. Del resto Gaza non è Kabul.

giuseppe vinci

A Sanremo Celentano sale in cattedra, per contratto.

Nella sua prima uscita al Festival Celentano silura Avvenire  e Famiglia Cristiana. Sembra salito sul predellino. Dovrebbero chiudere. E così la stampa ne parla a tamburo battente. E non solo la stampa. Il web 2.0, a cominciare da Twitter, è un fiume in piena.

Su venti ore totali di Sanremo ne avrò seguite al massimo Tre, di cui la metà, in differita, sul web. Appartengo a quella categoria di persone che dopo gli anni di gioventù passati a seguire Sanremo, deluso per la qualità scadente delle proposte musicali degli ultimi vent’anni,  il Festival l’aveva archiviato. Tocca ripescarlo, per capire l’Italia. Ne parla Dino Amenduni qui.  

In queste tre ore ci sta pure Celentano. Per una piccola parte. Quanto basta per non condividere l’uscita su Avvenire e Famiglia Cristiana dell’altra sera. Per quanto la loro linea editoriale non è certo di mio gradimento. Giornali che prendano soldi pubblici, per quanto non sono i soli. Una reprimenda che per questo, quantomeno, andrebbe estesa. Quanto basta per dire che, se non fosse per le sue considerazioni fin troppo parziali e approssimative, il filo del suo discorso, anche quello musicale di molto migliorato nella seconda serata, non farebbe una grinza.

Ma una grinza c’è e pure grossa. Il pulpito. Il suo pulpito. E il pulpito è un po’ come il predellino. E si sa, il predellino gioca brutti scherzi. Spesso da alla testa. Peccato che Celentano si rivolge a coloro i quali il predellino, come il pulpito, viene somministrato puntualmente alle feste comandate laiche e non. Sanremo è tra queste. Un predellino di 300 mila euro. Soldi pubblici devoluti in beneficenza, si dirà, ma per un’ora di predica non richiesta. Anche perché le ipocrisie del bel paese e i soprusi, a cui il molleggiato fa riferimento, gli italiani li conoscono fin troppo bene, visto che le pagano a caro prezzo.

E’ vero, i due giornali, come tanti ce ne sono, certo non tutti, prendono soldi pubblici, tanti, troppi se si considera che non disdegnano affatto la pubblicità e i proventi milionari. Eppure la precarietà tra i giornalisti è imperante. Il trattamento riservato a chi scrive è vergognoso e non permette certo un reddito dignitoso.  300 mila euro, spesso, per chi scrive,  sono pari a quasi 30 anni di lavoro precario, mal pagato, senza uno straccio di contratto. Non parliamo poi di chi scrive senza prendere il becco di un quattrino, eppure continua a scrivere.

Dopo le polemiche della prima serata e prima della seconda predica, Celentano va in difesa e dice che non è un qualunquista. Sarà. Ma dire che “i midia (media e non midia, Celentano!) si sono coalizzati contro di me”, cos’è se non qualunquismo? Un po’ come sparare nel mucchio, con il rischio di colpire tanti innocenti che non prendono soldi pubblici, né scrivono su commissione. E così mi ritorna in mente un altro predellino grazie al quale il qualunquismo è stato eretto a modello. Quello sul quale il “tizio” del consiglio, l’editore più potente del paese, affermava che i media (tutti nelle mani dei comunisti) si fossero coalizzati contro di lui.

L’ho detto, il filo del discorso non farebbe una grinza se solo non ci fosse stato un pulpito di 300 mila euro, per giunta senza alcun contraddittorio. E fosse solo quello…  I predellini non hanno mai sortito nulla di buono. E se proprio si deve fare riferimento a Gesù, beh, lui non solo non usava predellini, per di più era alla pari con coloro a i quali si rivolgeva.

E che dire della giustificazione della beneficenza? Non mi pare un buon argomento. E non vi sembri che voglia spaccare il capello in quattro, ma la beneficenza, meglio, il “bene”, a mio modesto parere, per la sua natura essenziale che è universale, non può che essere impersonale e quindi anonimo, raccolto nel silenzio, fuori da ogni sorta di propaganda e da ritorni di immagine che poi si traducono in merce. Mi pare che i grandi saggi o santi che siano, non abbiano insegnato altro. I mercanti, in genere, stanno fuori dal tempio. Questione di tempi e luoghi appropriati.

giuseppe vinci

 

 

Monti sulla Luna

Mario Monti

«Tutte le cose che stiamo cercando di fare sono operazioni di creazione di consapevolezza, perché il mondo non è più quello che era dieci anni fa. I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita. Del resto, diciamo la verità, che monotonia, un posto fisso per tutta la vita».                             Mario Monti a Matrix 01.02.2012

Monotonia e consapevolezza

Mario Monti vive sulla luna. Si, sul “monte della luna”. Quello su cui si perde il contatto con la realtà. Il “monte della luna”, del resto, in tutti i miti e nella simbologia archetipale rappresenta l’immaginazione, il sogno, l’inconscio, l’indecisione, l’incostanza. Insomma la precarietà.

Il posto fisso non esiste più da un ventennio. E questo i giovani, ma anche i meno giovani, lo sanno bene, fin troppo, visto che la precarietà grava sulla loro pelle. Sulla nostra. I numeri non mentono, un giovane su tre è senza lavoro. Certo, il mondo non è più lo stesso di 10 anni fa. Ma forse Monti non se né accorto, i giovani si, purtroppo.

Quello di cui Monti deve farsi una ragione è che, non tanto il posto fisso è necessario per risollevare le sorti dell’Italia, quanto un reddito, un reddito stabile. Senza un reddito, stabile, s’intende, non solo il lavoro ma tutta l’esistenza si traduce in precarietà, in non-esistenza, arretratezza, sofferenza e disperazione. Una monotonia che è un cortocircuito. Si spegne la luce e si finisce tutti sulla luna, a sognare, sogni acidi. Ne riparleremo tra qualche mese, quando le manovre lunari produrranno i loro effetti.

Monti, scenda dalla luna e ritorni sulla terra, fra gli umani! Dimostri, lui per primo, di essere maturo e responsabile, dia l’esempio all’Italia e agli italiani. Vada in pensione! Questa si, sarebbe un’operazione di consapevolezza. E dopo un ventennio d’incoscienza si ritorni a far politica.

A Matrix senza il benché minimo contraddittorio, Monti sembra la replica sobria di B., tutto titoli e propaganda. Che monotonia!

giuseppe vinci

“Togliamo l’immunità ai Deputati”.

 

‎”Richiesta una fornitura straordinaria di cerotti per piccole ferite: i parlamentari si sono fatti un taglio”! (Giuseppe Di Benedetto)

 

Taglio o inganno?

700 Euro netti al mese. A tanto ammonta il taglio agli stipendi dei deputati al parlamento italiano. Nell’aggiustamento di manovra approvato oggi alla Camera, il governo dei tecnocrati fa il solletico alla casta seduta in parlamento. Deputati e manager di stato dovranno rinunciare a 1300 euro lorde mensili, appunto, 700 euro netti.

Un taglio ridicolo e un insulto ai sacrifici imposti all’Italia, se si pensa che questo solletico va ad incidere su una media lorda di 16.000 euro al mese, esclusi benefit, privilegi e indennità di cui gode la casta. Peggio ancora, il taglio risulta un inganno. Dal primo gennaio, infatti, i parlamentari italiani sono passati dal sistema retributivo a quello contributivo. Con il nuovo sistema i nostri parlamentari avrebbero goduto di maggiori introiti netti al mese, circa 700 euro, non dovendo più versare i relativi contributi previdenziali.

All’Italia questo insulto non sta bene. Ci vuole di più. Molto di più. Chi ha provocato il danno economico e sociale al nostro paese non può limitarsi alla propaganda e alla rinuncia della mancia. E’ necessario rientrare nella media europea dei costi della politica (foto in calce), se si vuole dare un vero contributo economico e di civiltà al paese.

E mentre il parlamento italiano si solletica con un taglietto, i deputati del partito Slovacco liberale “Libertà e solidarietà” (foto), per far fronte alla crisi posano nudi per chiedere al parlamento di Bratislava l’abolizione dell’immunità parlamentare. La foto è stata pubblicata sul profilo Facebook del partito.  Un privilegio che i deputati italiani conoscono affondo tanto da non rinunciarci in nessun caso.  Se per loro un taglietto equivale ad un’emorragia, l’immunità varrebbe bene un suicidio. Dateci un taglio!

giuseppe vinci

Media europea costi della politica


Il lavoro rende liberi

 

<<Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no>>.

Primo Levi – Se questo è un uomo – (1945 -1947)

A settant’anni dalla Shoah c’è un’altro Olocausto nella storia d’Europa.

Oggi, 27 gennaio è la giornata della memoria. Si ricordano le vittime della Shoah, dell’Olocausto nazifascista della seconda guerra mondiale.

Il 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa, avanzavano verso Berlino, passando per la Polonia, ad  Oswiceim (Aushwitz), s’imbatterono nel campo di concentramento simbolo del genocidio nazista.  Più di 15 milioni di donne, uomini, bambini, omosessuali, ebrei, Testimoni di Geova, massoni, comunisti, zingari, malati di mente, dissidenti politici, furono resi prima schiavi del lavoro al servizio dell’industria bellica del Terzo Reich, poi messi a morte. I pochi superstiti rimasti raccontarono delle torture e della morte perpetrati attraverso l’inganno del lavoro.

E’ iniziato tutto così, lentamente, sottovoce. A settant’anni dalla Shoah, oggi in Europa si sta consumando a piccole dosi, un altro olocausto. E così in questa giornata dovremmo ricordare altre e tante vittime, quelle contemporanee, quelle della crisi indotta dai mercati finanziari con il dogma del credito, che con la complicità delle banche e dei governi induce l’uomo alla schiavitù economica e sociale.

Oggi, l’Italia e l’Europa appaiono come un vasto e globale campo di concentramento, dove il lavoro non è uno strumento di emancipazione, ma il peggior strumento di sottomissione, ricatto, schiavitù e disperazione, dove il lavoro non ha più tutele, dove il lavoro che non c’è e induce alla morte di sé e del futuro.

Oggi, in Italia, il lavoro non rende liberi e grazie alla sua violenta assenza, nel migliore dei casi rende schiavi della peggior subdola dittatura, quella del denaro e del potere finanziario. Oggi, in Italia soprattutto, il lavoro uccide. Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e un po’ tutta l’Europa somigliano sempre più a un moderno lager, in cui centinaia di milioni di cittadini sono prigionieri di un sistema che uccide la speranza e il futuro, un lager che produce morte e disperazione.

Oggi, dopo settant’anni c’è ancora un altra dittatura da abbattere, quella del denaro, quella del potere economico finanziario, delle banche e dei governi asserviti che producono diseguaglianza economica e sociale, morte e disperazione.

Oggi non c’è Armata Rossa che possa avanzare e fermare la Shoah prossima ventura se non quella della nostra dignità e libertà di uomini e cittadini, per l’affermazione dei nostri diritti e doveri, primo tra i quali il lavoro, prima virtù e massima consolazione.

giuseppe vinci

 

Segnalo sul tema del futuro il podcast del programma Chiodo Fisso di Radio 3: Il Futuro secondo Giorgio Agamben

 

Costituzione Italiana Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nichi Vendola e Tommaso Fiore

Troppe esitazioni. La Puglia pretende risposte. Le merita.

In Puglia il diritto alla salute è calpestato. È calpestato dai ricatti che la politica (la “vecchia” politica), fa a sé stessa, anche attraverso manovre finanziarie che gravano sugli italiani e sul Meridione, con la violenza di una fredda scure. Conoscono fin troppo bene, i pugliesi, le difficoltà a cui la Regione Puglia deve far fronte, costretta dai tagli, prima del governo Berlusconi, poi del governo Monti. È chiaro a tutti, il disastro della sanità ha radici ataviche che affondano nel clientelismo e nella pratica spartitoria che il Presidente Vendola combatte da sempre. È nota a tutti l’eredità lasciata dai 10 anni di [non]governo della Puglia dell’ex presidente ed ex ministro Fitto, per il quale la visione politica della cosa pubblica era, ed è, prettamente privatistica. Tante, troppe, sono le responsabilità della vecchia classe politica e delle dirigenze mediche locali che, troppo spesso coincidono con quei politici che da troppo tempo amministrano le città e che della sanità pubblica ne hanno fatto una questione privata, uno strumento clientelare, un bacino elettorale, una rendita di posizione tutta personale.

Oggi tutta la Puglia attende risposte e rivendica diritti, quegli stessi diritti e risposte evocati rispetto alle politiche del governo nazionale, ai servizi negati da Trenitalia, alla devastazione delle trivelle, ma anche e soprattutto rispetto al futuro della sanità. La Puglia, laboriosa e paziente, merita risposte, segnali chiari, e li pretende, a ragione, da chi della Puglia e della buona politica ne ha fatto la ragione del proprio mandato. Quali sono gli orizzonti e le prospettive della sanità in Puglia? Che ne sarà del diritto alla salute per quei comuni in cui (come per Fasano, Martina Franca, Cisternino, Locorotondo) gli ospedali sono destinati al drastico ridimensionamento e perfino alla chiusura? Quali sono i tempi per la realizzazione delle nuove strutture d’avanguardia a cui fanno continuo riferimento assessori e consiglieri regionali nei loro interventi in pubblico?

Sarebbe un errore, davvero imperdonabile, per la Regione Puglia, per Nichi Vendola, per la sua giunta (che nel 2005 e poi ancora nel 2010, invocarono, e noi con loro, la buona politica per la Puglia migliore) indignarsi per la vergogna di Trenitalia che divide il paese in due, come nemmeno la Lega è riuscita a fare, indignarsi per le trivelle della Northern Petroleum che distruggono l’Adriatico mentre tritano profitti e allo stesso tempo, non cogliere l’indignazione dei pugliesi, posti di fronte al rischio, sempre più reale, di chiusura degli ospedali. Il presidente Nichi Vendola e l’assessore Tommaso Fiore, la Giunta regionale e i consiglieri di maggioranza rendano alla Puglia parole chiare e il giusto conforto per l’affermazione dei diritti negati. Il presidente Nichi Vendola sia chiaro con tutti, con chi in questi anni, si è impegnato in prima persona per l’affermazione della Puglia migliore.

Giuseppe Vinci

Pubblicato su: http://www.thenewdeal.it/

Isola del Giglio

Dov’erano le autorità prima del disastro?

Il comandante della Concordia è un criminale. Imbecille, ma criminale. Non c’è bisogno di commettere un reato scientemente per esserlo. Anche un imbecille incosciente che commette un reato è un criminale. E’ assodato, o no?

Il comandante Schettino, dunque, l’ha fatta grossa. Chi sa dov’era, mentre la Concordia andava dritta sulla secca, per non accorgersi di quello che stava accadendo. E’ un criminale, imbecille, ma criminale e la legge i criminali li punisce.

Dice, quella manovra, azzardata, fuorilegge, era all’ordine del giorno. La facevano tutte le navi di passaggio e per la Concordia non era la prima volta.

Ora mi chiedo, dov’erano la Capitaneria di Porto, il sindaco dell’Isola del Giglio, il Procuratore della Repubblica di Grosseto, fino ad oggi, ogni qual volta la Concordia e le altre navi manovravano sotto costa, in “area protetta” e sottoposta a stretti vincoli di legge?

E’ mai possibile che, fino ad ora nessuno se ne sia mai accorto, che nessuno abbia mai ravvisato un reato e che, il reato, per essere tale e far intervenire le autorità deve necessariamente raggiungere i livelli della tragedia umana e del disastro ambientale?

gv

Nel paese della “concordia”

Accade in Italia, nel paese della concordia.

Accade che un presidente del consiglio, quarta carica dello Stato, si porti nella residenza istituzionale un intero harem, ma senza eunuchi. Lui e i suoi sodali, elettori compresi sono concordi. E mentre l’Italia affonda gli eunuchi sono gli italiani evirati dei loro diritti.

Accade che il comandante di una nave da crociera se ne vada a spasso con la sua nave Concordia a spasso tra le secche dell’isola del Giglio invece di girare al largo. Lui abbandona la nave mentre passeggeri, equipaggio e magistratura non sono affatto concordi, mentre la nave affonda.

Accade che il governo del presidente del consiglio, quello del harem, non c’è più e nemmeno l’opposizione che non era concorde.

Accade che mentre l’Italia continua ad affondare sulle secche dell’Europa c’è un altro governo: quello della concordia. Quelli del governo del harem e quelli dell’opposizione concordano.

gv

Una Bocca libera e ostinata


Giorgio Bocca

“Chi vuol fare carriera non dovrebbe mai dire quello che pensa”.

 

Ancora un maestro scomodo che se ne va

Giorgio Bocca è andato via, quasi senza farsi sentire, dopo averci abituati a ben altro. Una rara voce libera, in questa Italia ricca di tanti servi e pochi padroni, è andata via oggi da questo mondo, nel giorno di natale.

Penna tagliente come un bisturi, negli ultimi anni divenuto duro con i meridionali e il meridione spesso a ragione. Sul meridione e i meridionali però le analisi del partigiano Bocca contraddicono la storia. Basta ricordare le sue affermazioni dure e provocatorie durante una puntata di “Che tempo che fa” del 2010, quando parlando del consiglio dei ministri convocato da Berlusconi a Napoli per far fronte all’emergenza rifiuti, sostenne che la città di Napoli è “una città decomposta [...] ma decomposta da migliaia di anni”. Sarà stata l’età. Read More »

Philia: amore e conoscenza

Génesis Robert Fludd

 

“Philía è l’amor platonico, l’amicizia tra coloro che si dedicano alla ricerca e alla pratica della “virtù” unica e permanente dell’anima che è la saggezza”.

 

La verità, secondo la tradizione filosofica e metafisica, è realtà di là dalle sue possibili, infinite e indefinite manifestazioni. Se la verità è la realtà “una” o “ultima”, allora il molteplice, espresso dalla manifestazione, non risponde ad essa ma è simile all’opinione (doxa). Le opinioni, si sa, sono quante sono gli uomini: soggettive, verosimili, ma non assolute. In termini assoluti le opinioni appartengono all’apparenza, alle moltitudini di forme che appaiono e scompaiono sul palcoscenico della manifestazione e che della realtà sono come il raggio polarizzato di un prisma.

La verità, dunque, in quest’ottica, è conoscenza della “realtà in sé”, della realtà permanente, quella che rimane sempre simile a sé stessa, che non muta.

Questa conoscenza, si distinguerà profondamente dall’erudizione. Cosicché l’erudizione corrisponderà, per lo più, all’accumulo di nozioni (forme mutevoli). Al contrario la conoscenza (della realtà in sé) sarà più simile a una presa di coscienza-consapevolezza (gnosis-sophia), a una sorta di percorso realizzativo, metafisico, che tende non tanto a immagazzinare nell’essere, quanto a trasformare l’essere. La metafisica realizzativa, ma potremmo chiamarla anche filosofia realizzativa, comporta che l’esperienza che si fa non resti un fatto culturale e libresco, un accumulo di nozioni di cui farne sfoggio. Si pone, invece, come una sorta di esperienza trasmutatoria che, attraverso un vissuto incessante, giorno dopo giorno, tende alla catarsi, alla realizzazione dell’essere, al riconoscimento dell’identità essenziale, che è vera conoscenza.

“Philía”, l’amore per la conoscenza (virtù), può rappresentare la guida attraverso la quale non perdersi dietro l’inganno del mutevole: una sorta di Virgilio che ci accompagni al “centro di gravità permanente”.

Secondo la visione metafisica la verità, come l’essenza, è in ognuno di noi, immanente e trascendente allo stesso tempo, è come una sorta di dio silente che attende il nostro risveglio dal sonno della coscienza. Un po’ come il “bello” racchiuso nel blocco di marmo e che emerge sotto l’impulso di maglietto e scalpello nelle mani del genio di Michelangelo.

La stessa tradizione iniziatica, da oriente a occidente, essendo metafisica è metastorica, avendo carattere non umano, quindi sovrumana, va di là dalle forme particolari con cui si esplica a seconda dei luoghi e del tempo; è soprannaturale e pertanto non ha nulla a che fare con la rivelazione esclusiva di qualcuno.

La metafisica tradizionale, dunque, si occupa della ricerca e della conoscenza di sé o, del Sé. Questa conoscenza iniziatica, filosofica e spirituale per eccellenza, passa, dunque, per la catarsi, e per colui che la assimila e la comprende (in sé), è conoscenza d’identità. L’essere, così, diviene quello che conosce.

Rispondendo al monito socratico “Conosci te stesso”, il tuo Sé, faremo in modo di condurre la nostra ricerca. E’ al risveglio della virtù interiore che indirizziamo questo lavoro.

giuseppe vinci

Pubblicato su: Largo Bellavista, settembre 2011

 

Con la nuova edizione di Largo Bellavista abbiamo dato inizio a una rubrica tutta dedicata alla conoscenza. Sin da subito abbiamo provato a porre le fondamenta per un percorso di ricerca della conoscenza partendo un po’ dalla meta, dal fine della ricerca stessa: la verità. In aggiunta al lavoro dei redattori, accoglieremo i contributi e gli scritti di quanti vorranno contribuire alla nostra indagine.