Archive for gennaio, 2012

“Togliamo l’immunità ai Deputati”.

 

‎”Richiesta una fornitura straordinaria di cerotti per piccole ferite: i parlamentari si sono fatti un taglio”! (Giuseppe Di Benedetto)

 

Taglio o inganno?

700 Euro netti al mese. A tanto ammonta il taglio agli stipendi dei deputati al parlamento italiano. Nell’aggiustamento di manovra approvato oggi alla Camera, il governo dei tecnocrati fa il solletico alla casta seduta in parlamento. Deputati e manager di stato dovranno rinunciare a 1300 euro lorde mensili, appunto, 700 euro netti.

Un taglio ridicolo e un insulto ai sacrifici imposti all’Italia, se si pensa che questo solletico va ad incidere su una media lorda di 16.000 euro al mese, esclusi benefit, privilegi e indennità di cui gode la casta. Peggio ancora, il taglio risulta un inganno. Dal primo gennaio, infatti, i parlamentari italiani sono passati dal sistema retributivo a quello contributivo. Con il nuovo sistema i nostri parlamentari avrebbero goduto di maggiori introiti netti al mese, circa 700 euro, non dovendo più versare i relativi contributi previdenziali.

All’Italia questo insulto non sta bene. Ci vuole di più. Molto di più. Chi ha provocato il danno economico e sociale al nostro paese non può limitarsi alla propaganda e alla rinuncia della mancia. E’ necessario rientrare nella media europea dei costi della politica (foto in calce), se si vuole dare un vero contributo economico e di civiltà al paese.

E mentre il parlamento italiano si solletica con un taglietto, i deputati del partito Slovacco liberale “Libertà e solidarietà” (foto), per far fronte alla crisi posano nudi per chiedere al parlamento di Bratislava l’abolizione dell’immunità parlamentare. La foto è stata pubblicata sul profilo Facebook del partito.  Un privilegio che i deputati italiani conoscono affondo tanto da non rinunciarci in nessun caso.  Se per loro un taglietto equivale ad un’emorragia, l’immunità varrebbe bene un suicidio. Dateci un taglio!

giuseppe vinci

Media europea costi della politica


Il lavoro rende liberi

 

<<Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no>>.

Primo Levi – Se questo è un uomo – (1945 -1947)

A settant’anni dalla Shoah c’è un’altro Olocausto nella storia d’Europa.

Oggi, 27 gennaio è la giornata della memoria. Si ricordano le vittime della Shoah, dell’Olocausto nazifascista della seconda guerra mondiale.

Il 27 gennaio del 1945, quando le truppe dell’Armata Rossa, avanzavano verso Berlino, passando per la Polonia, ad  Oswiceim (Aushwitz), s’imbatterono nel campo di concentramento simbolo del genocidio nazista.  Più di 15 milioni di donne, uomini, bambini, omosessuali, ebrei, Testimoni di Geova, massoni, comunisti, zingari, malati di mente, dissidenti politici, furono resi prima schiavi del lavoro al servizio dell’industria bellica del Terzo Reich, poi messi a morte. I pochi superstiti rimasti raccontarono delle torture e della morte perpetrati attraverso l’inganno del lavoro.

E’ iniziato tutto così, lentamente, sottovoce. A settant’anni dalla Shoah, oggi in Europa si sta consumando a piccole dosi, un altro olocausto. E così in questa giornata dovremmo ricordare altre e tante vittime, quelle contemporanee, quelle della crisi indotta dai mercati finanziari con il dogma del credito, che con la complicità delle banche e dei governi induce l’uomo alla schiavitù economica e sociale.

Oggi, l’Italia e l’Europa appaiono come un vasto e globale campo di concentramento, dove il lavoro non è uno strumento di emancipazione, ma il peggior strumento di sottomissione, ricatto, schiavitù e disperazione, dove il lavoro non ha più tutele, dove il lavoro che non c’è e induce alla morte di sé e del futuro.

Oggi, in Italia, il lavoro non rende liberi e grazie alla sua violenta assenza, nel migliore dei casi rende schiavi della peggior subdola dittatura, quella del denaro e del potere finanziario. Oggi, in Italia soprattutto, il lavoro uccide. Italia, Spagna, Grecia, Portogallo, Irlanda e un po’ tutta l’Europa somigliano sempre più a un moderno lager, in cui centinaia di milioni di cittadini sono prigionieri di un sistema che uccide la speranza e il futuro, un lager che produce morte e disperazione.

Oggi, dopo settant’anni c’è ancora un altra dittatura da abbattere, quella del denaro, quella del potere economico finanziario, delle banche e dei governi asserviti che producono diseguaglianza economica e sociale, morte e disperazione.

Oggi non c’è Armata Rossa che possa avanzare e fermare la Shoah prossima ventura se non quella della nostra dignità e libertà di uomini e cittadini, per l’affermazione dei nostri diritti e doveri, primo tra i quali il lavoro, prima virtù e massima consolazione.

giuseppe vinci

 

Segnalo sul tema del futuro il podcast del programma Chiodo Fisso di Radio 3: Il Futuro secondo Giorgio Agamben

 

Costituzione Italiana Art. 4

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Nichi Vendola e Tommaso Fiore

Troppe esitazioni. La Puglia pretende risposte. Le merita.

In Puglia il diritto alla salute è calpestato. È calpestato dai ricatti che la politica (la “vecchia” politica), fa a sé stessa, anche attraverso manovre finanziarie che gravano sugli italiani e sul Meridione, con la violenza di una fredda scure. Conoscono fin troppo bene, i pugliesi, le difficoltà a cui la Regione Puglia deve far fronte, costretta dai tagli, prima del governo Berlusconi, poi del governo Monti. È chiaro a tutti, il disastro della sanità ha radici ataviche che affondano nel clientelismo e nella pratica spartitoria che il Presidente Vendola combatte da sempre. È nota a tutti l’eredità lasciata dai 10 anni di [non]governo della Puglia dell’ex presidente ed ex ministro Fitto, per il quale la visione politica della cosa pubblica era, ed è, prettamente privatistica. Tante, troppe, sono le responsabilità della vecchia classe politica e delle dirigenze mediche locali che, troppo spesso coincidono con quei politici che da troppo tempo amministrano le città e che della sanità pubblica ne hanno fatto una questione privata, uno strumento clientelare, un bacino elettorale, una rendita di posizione tutta personale.

Oggi tutta la Puglia attende risposte e rivendica diritti, quegli stessi diritti e risposte evocati rispetto alle politiche del governo nazionale, ai servizi negati da Trenitalia, alla devastazione delle trivelle, ma anche e soprattutto rispetto al futuro della sanità. La Puglia, laboriosa e paziente, merita risposte, segnali chiari, e li pretende, a ragione, da chi della Puglia e della buona politica ne ha fatto la ragione del proprio mandato. Quali sono gli orizzonti e le prospettive della sanità in Puglia? Che ne sarà del diritto alla salute per quei comuni in cui (come per Fasano, Martina Franca, Cisternino, Locorotondo) gli ospedali sono destinati al drastico ridimensionamento e perfino alla chiusura? Quali sono i tempi per la realizzazione delle nuove strutture d’avanguardia a cui fanno continuo riferimento assessori e consiglieri regionali nei loro interventi in pubblico?

Sarebbe un errore, davvero imperdonabile, per la Regione Puglia, per Nichi Vendola, per la sua giunta (che nel 2005 e poi ancora nel 2010, invocarono, e noi con loro, la buona politica per la Puglia migliore) indignarsi per la vergogna di Trenitalia che divide il paese in due, come nemmeno la Lega è riuscita a fare, indignarsi per le trivelle della Northern Petroleum che distruggono l’Adriatico mentre tritano profitti e allo stesso tempo, non cogliere l’indignazione dei pugliesi, posti di fronte al rischio, sempre più reale, di chiusura degli ospedali. Il presidente Nichi Vendola e l’assessore Tommaso Fiore, la Giunta regionale e i consiglieri di maggioranza rendano alla Puglia parole chiare e il giusto conforto per l’affermazione dei diritti negati. Il presidente Nichi Vendola sia chiaro con tutti, con chi in questi anni, si è impegnato in prima persona per l’affermazione della Puglia migliore.

Giuseppe Vinci

Pubblicato su: http://www.thenewdeal.it/

Isola del Giglio

Dov’erano le autorità prima del disastro?

Il comandante della Concordia è un criminale. Imbecille, ma criminale. Non c’è bisogno di commettere un reato scientemente per esserlo. Anche un imbecille incosciente che commette un reato è un criminale. E’ assodato, o no?

Il comandante Schettino, dunque, l’ha fatta grossa. Chi sa dov’era, mentre la Concordia andava dritta sulla secca, per non accorgersi di quello che stava accadendo. E’ un criminale, imbecille, ma criminale e la legge i criminali li punisce.

Dice, quella manovra, azzardata, fuorilegge, era all’ordine del giorno. La facevano tutte le navi di passaggio e per la Concordia non era la prima volta.

Ora mi chiedo, dov’erano la Capitaneria di Porto, il sindaco dell’Isola del Giglio, il Procuratore della Repubblica di Grosseto, fino ad oggi, ogni qual volta la Concordia e le altre navi manovravano sotto costa, in “area protetta” e sottoposta a stretti vincoli di legge?

E’ mai possibile che, fino ad ora nessuno se ne sia mai accorto, che nessuno abbia mai ravvisato un reato e che, il reato, per essere tale e far intervenire le autorità deve necessariamente raggiungere i livelli della tragedia umana e del disastro ambientale?

gv

Nel paese della “concordia”

Accade in Italia, nel paese della concordia.

Accade che un presidente del consiglio, quarta carica dello Stato, si porti nella residenza istituzionale un intero harem, ma senza eunuchi. Lui e i suoi sodali, elettori compresi sono concordi. E mentre l’Italia affonda gli eunuchi sono gli italiani evirati dei loro diritti.

Accade che il comandante di una nave da crociera se ne vada a spasso con la sua nave Concordia a spasso tra le secche dell’isola del Giglio invece di girare al largo. Lui abbandona la nave mentre passeggeri, equipaggio e magistratura non sono affatto concordi, mentre la nave affonda.

Accade che il governo del presidente del consiglio, quello del harem, non c’è più e nemmeno l’opposizione che non era concorde.

Accade che mentre l’Italia continua ad affondare sulle secche dell’Europa c’è un altro governo: quello della concordia. Quelli del governo del harem e quelli dell’opposizione concordano.

gv

Frecciargento

Ricchi, poveri, nord, sud. L’Italia divisa in due da Trenitalia

Mentre Trenitalia e l’amministratore delegato Mauro Moretti licenziano, per lo più personale di vagoni letto e personale notte, per far fronte alla concorrenza dei voli low cost, vengono soppresse intere tratte, sopratutto quelle percorse dalla Frecciabianca, in particolare quella della linea notte, che collegano l’Italia del lavoro da nord a sud, da est a ovest.  Ad essere penalizzati sono soprattutto i pendolari, il lavoro e la sussistenza di intere famiglie, non pochi milioni di italiani.

Un bene e un servizio pubblico, quello del trasporto su rotaia che,  nell’era delle liberalizzazioni, è svilito e deviato dalla sua natura essenziale. Un servizio pubblico che al pubblico non offre più nulla se non attraverso il ricatto di tariffe improponibili. Trenitalia e i suoi amministratori con i tagli al personale, l’aumento spropositato delle tariffe e con la cancellazione dei collegamenti tra nor e sud, negano la sussidiarietà quale principio fondamentale della democrazia ponendosi in netto contrasto con la costituzione italiana. Ma se Moretti e Trenitalia, nonostante i governi liberisti degli ultimi vent’anni, operano nel mercato dei trasporti su rotaia  come se fossero in regime di monopolio, il merito è soprattutto della politica. Read More »

In Italia si muore… troppo

Danza macabra - iconografia medievale

 

Si sta come/ d’autunno/sugli alberi/le foglie.

Soldati – Bosco di Courton – 1918 – Giuseppe Ungaretti

 

In Italia si muore troppo. Si muore troppo e di morte violenta.

In Sicilia due imprenditori la fanno finita, oppressi dai debiti e impossibilitati di pagare gli stipendi. La disperazione gli ha tolto il coraggio di licenziare e affrontare la realtà: tragica, troppo.

Ancora un detenuto muore in carcere, questa volta a Trani. Dicono che simulava la malattia e lo tenevano in isolamento legato ad una sedia. Roba da manicomio! E pensare che i manicomi sono stati chiusi da anni. Read More »