La pizia di Confindustria ospite a CHE TEMPO CHE FA sentenzia: <<Occorre verificare se questo governo è in grado di fare le riforme, altrimenti bisogna fare altre scelte>>. Non sarà mica un ricatto?


Il “miracolo italiano” annunciato nel ’94 da Berlusconi è stato evocato per ben 17 anni dalla giaculatoria della riforme. Ma per la gran sacerdotessa del neocapitalismo delle lobby italiane, pare che Berlusconi sia arrivato al governo l’altro giorno.  Per questo, la Marcegaglia, si chiede se Berlusconi e il suo governo saranno in grado di affrontare le riforme e come un falso oracolo lo ammonisce: «l’Italia deve concentrarsi sulla crescita, tornare a produrre benessere per le persone, invece c’è una totale disattenzione. Si parla di tutto tranne che di questo». Il fatto è che non si parla nemmeno di quanto la Marcegaglia abbia beneficiato in 17 anni di berlusconismo.

Federalismo, fisco, giustizia, lavoro, pensioni, stato sociale, telecomunicazioni, editoria, intercettazioni, legge elettorale, scuola,  e un’infinità di altri provvedimenti, decreti, leggine e leggiucole, che si sono rivelate in realtà un coacervo di controriforme ben architettate, che hanno riportato il paese indietro almeno di 40 anni e che hanno stravolto il sistema democratico spingendolo verso una deriva autoritaria politica e soprattutto economica. Una sorta di golpe bianco, come quello annunciato dal “piano di rinascita” di Gelli.

Intanto la Marcegaglia non disdegnerebbe, in caso di un’uscita di scena di Berlusconi, di sostenere il maggior artefice di questa catastrofe: Tremonti, il ministro della finanza creativa che ha contribuito, in questi anni decadenti, a logorare e sottomettere fino all’asfissia un’intera economia fatta soprattutto di piccole e micro imprese, come il famigerato popolo delle partite iva che nel frattempo ha scelto la via del sommerso.

Ho ascoltato la Marcegaglia ospite a” Che tempo che fa” da Fabio Fazio, su Rai 3, domenica 23 gennaio scorso.

Senza portarla per le lunghe, da imprenditore del sud non posso non dire che questa signora (mia coetanea), è peggio di un sepolcro imbiancato. Parla di democrazia, delle carenze politiche degli ultimi sei mesi, dell’immobilismo del governo avvitato nel sudicio pettegolezzo da marciapiede, manifestando una ipocrita e falsa indignazione, tanto più simile a un ricatto che a un sussulto.

La pizia di Confindustria non dice, per esempio, che per il G8 del 2010 a La Maddalena, (che poi si è tenuto a L’Aquila tanto per bruciare altri milioni di euro sottraendoli ai terremotati abbandonati a sé stessi da quasi due anni), lei e altri signori, quelli delle lobby economiche italiane, grazie a favori, ricatti, spartizioni e chi sa cos’altro ancora, nella “totale disattenzione” degli italiani, hanno fatto il colpo grosso. Un vero affare: prima appaltando le infrastrutture per il G8 allo Stato, poi ricomprandole a molto meno di quanto è costato. Alla collettività, s’intende.

Ex Arsenale a La Maddalena: com'era

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Il confronto libero e democratico, la libertà d’impresa, la dignità del lavoro, il lavoro stesso, quello operaio e quello autonomo, l’equità fiscale, il libero mercato, tutta roba morta e sepolta, sostituita con il più spietato cannibalismo economico finanziario tipico dei monopoli, grazie anche a signore/i come Marchegaglia e Marchionne (giusto per citarne due), gran sacerdoti dogmatici del neocapitalismo, ben peggiore del vecchio capitalismo.

Del resto era stata la pizia Emma nel 2009 a profetizzare l’asservimento di lavoratori e sindacati ai nuovi sacerdoti del capitale. Una profezia che ha trovato i suoi precursori – con il sostegno del governo e il bene placido del PD – nella Fiat e in Marchionne, l’amministratore delegato che da solo fattura 46 milioni di euro e stipendia gli operai con 1200 euro al mese per garantirgli la metà dei loro diritti, almeno per ora. Alla faccia della dignità del lavoro!

Da imprenditore del sud (quel sud saccheggiato dai “signori”, oggi più di ieri), libero da pregiudizi ideologici, sono indignato e stanco, al limite della sopportazione per questo modo di fare politica e impresa. Questa Italia è sempre più simile ad un paese autoritario dove l’autoritarismo economico, ben più potente di quello politico, prende corpo attraverso e grazie a una politica suddita e prona, incapace a determinare scelte condivise e democratiche necessarie a realizzare un paese libero ed evoluto. E infatti, siamo in una società dove la cosa pubblica, tutta, è sempre più un giocattolo nelle mani di alcuni prepotenti. Pochi in realtà, ma che posseggono tanto, troppo.

g.v.