Xylella – Scienza e Democrazia

Nessuno scontro, nessuna gamba tesa, nessuna ingerenza, solo scienza e democrazia.

Il dibattito sull’attività della magistratura leccese, dopo il Decreto di sequestro del Piano Silletti e degli alberi di olivo dell’area dichiarata infetta dal batterio fastidioso, è infuocato oltre ogni misura.

Testate giornalistiche regionali e nazionali, in questi giorni si sono scagliate con la massima violenza contro l’attività degli inquirenti; contro chi ha prodotto gli esposti; contro il Popolo degli Ulivi, movimento nato negli ultimi due anni in difesa del patrimonio olivicolo pugliese (e salentino in special modo), che ha chiesto a gran voce che la ricerca fosse aperta a tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale, e non circoscritta al ristretto ambito di pochissimi enti tutti baresi interessati da non pochi conflitti di interessi; contro gli agricoltori che hanno ricorso dinanzi al Tar del Lazio per evitare di perdere irrimediabilmente i loro olivi sanissimi e senza alcuna traccia di co.di.r.o.; contro i legali che hanno sostenuto quasi del tutto gratuitamente gli oneri dei ricorsi, fatte salve le spese vive, ovvero i diritti di cancelleria (spese che sono state sostenute dalla contribuzione volontaria dei liberi cittadini uniti in questa lotta).

Non c’è nessuno scontro, nessuna gamba tesa. Non c’è nessuna ingerenza dell’ordinamento giuridico nelle questioni della scienza. C’è stato e c’è, solo ed unicamente, una grande istanza democratica, la necessità di appurare la verità, di avere a disposizione dati scientifici certi, non mere ipotesi o teoremi mai dimostrati.

Il lavoro degli inquirenti si è fondato innanzitutto su esposti dettagliati e puntuali, elaborati con la consulenza di ricercatori di varie discipline scientifiche e di giuristi, docenti universitari compresi. Su questi materiali la Procura di Lecce ha lavorato affidandosi alla consulenza di altri ricercatori di diverse università e centri di ricerca come lo stesso CNR.

Ci sarebbe da augurarsi che chi si approccia alla questione xylella, abbia almeno letto gli atti ufficiali, il decreto della Procura e il provvedimento del Gip, poiché da questi atti si evince come ha lavorato la Procura e come questo lavoro è ben lungi da qualsivoglia caccia alle streghe o agli untori.

Senza aver letto gli atti ufficiali e senza un minimo di conoscenza dello stato dell’olivicoltura, non solo salentina, ma italiana tutta, si corre il rischio di prendere brutte cantonate, come purtroppo sta accadendo, oltre che derive ideologiche e dogmatiche. Questo si, non fa bene alla scienza, alla ricerca, alla giustizia, alla democrazia, al paese e nemmeno al lavoro del giornalista, vista la grande responsabilità questi ultimi hanno nella diffusione delle notizie e nella formazione dell’opinione pubblica.

In realtà, se c’è chi ha insultato e denigrato qualcuno, questi sono stati i componenti del Comitato Scientifico per l’Emergenza Xylella e larga parte del mondo dell’informazione. Insieme non hanno perso tempo ad appellare come santoni e terroristi, liberi cittadini preoccupati per il futuro della propria terra, della salute, del proprio reddito, del proprio lavoro. Ora è la volta dei giudici, messi alla gogna mediatica.

Crediamo nella scienza, libera, accessibile, democratica, adogmatica, condivisa, così come crediamo nella giustizia, indipendente, oggettiva, uguale per tutti.

Attacco al Sud

L’attacco al sud non è una gran novità. Da secoli ormai il sud della terra è sotto continuo attacco. Predatori e sciacalli, istituzionali e occasionali, purtroppo anche locali, operano con puntuale determinazione, un vero e proprio saccheggio nei confronti di tutto quello che è a sud: terra, identità, colture e culture, risorse e consapevolezze.

Accade nel sud del mondo, in Africa, accade nel sud dell’Europa, in Italia, in Grecia. Accade nel Salento, in Puglia, Italia, sud Europa, con l’emergenza Xylella, le eradicazioni degli olivi secolari, con l’avvelenamento delle terre (uso della chimica in agricoltura e rifiuti chimici nel ventre della terra), con il consumo di suolo, con la progressiva e costante avanzata del cemento e dell’asfalto, con l’industria pesante che sversa veleni e semina distruzione e morte, con i ricatti dell’energia (fotovoltaico, eolico, trivelle, gasdotto), e quelli del lavoro, che non c’è.

Il Salento, come ogni sud del mondo non è un recinto, non è il sud più a sud, tanto meno l’unico sud sotto attacco. Non è né il primo e purtroppo nemmeno l’ultimo sud ad essere facile preda per il saccheggio.

Bisogna uscire dal recinto ghettizzante e autoreferenziale, dal rifugio nostalgico immobilizzante: l’auto condanna a morte.

Di fatto non sono Salentino, e pur tuttavia sento l’importanza e l’attaccamento alla terra, al mare, e pure al cielo del Salento, del sud e di tutta la terra. Per questo, per l’aggressione violenta che subisce oggi il Salento, non ne farei una questione esclusiva del salento, perché la portata di quanto sta accadendo ha poco a che fare con i campanili. Tutt’al più è una questione pugliese (per gli eventuali ambiti politici e amministrativi), anzi, meridionale, del sud, italiana e quindi europea.

Il Salento non è l’unica terra attaccata, anzi! Guardatevi attorno, amici e fratelli salentini, e ve ne renderete conto. Ci sono aree della Puglia e di tutto il meridione, molto più sotto attacco del Salento.

Bisogna che tutta la Puglia e tutto il meridione, tutto il sud del mondo, senta come propria la lotta per la riconquista della dignità e della libertà delle terre e delle vite del Salento e della Puglia, poiché è simile alle tantissime altre diffuse in tutto il sud.

Bisogna demolire oltre che i muri di cemento armato, anche e soprattutto quelli ideologici, se davvero vogliamo riconquistare e affermare le ricchezze identitarie di ogni singolo territorio. Tra queste ad esempio la biodiversità, la più grande ricchezza dell’Italia, che è strettamente legata alle singole tradizioni locali.

Xylella secretata

Libera ricerca in libero Stato

Lo stato dell’arte della ricerca scientifica sulla presenza del batterio Xylella in Salento a che punto è? Non è ancora dato a sapere. Eppure, dopo lo stop momentaneo, in coincidenza con le scadenze elettorali, la UE è in attesa della revisione del Piano di eradicazione Silletti. Intanto in assenza di dati certi si è punto e a capo.

A distanza di un anno dalla dichiarazione dello stato di emergenza per la presenza nel Salento del batterio da quarantena Xylella Fastidiosa sub specie Pauca ceppo Co.di.ro., rinvenuto nell’autunno del 2013, non è stata ancora dimostrata la patogenicità del batterio su olivo. Nemmeno è stata stabilita una qualsivoglia correlazione con il fenomeno del disseccamento rapido (co.di.ro.). Fenomeno che, è bene ribadirlo, tanto rapido non è. La diffusione del fenomeno, a parte la presenza limitatissima e circoscritta a poche piante nel territorio di Oria, è presente solo in alcune ben delimitate zone del Salento occidentale prospiciente l’area gallipolina.

In sintesi, a tutt’oggi non sono stati forniti alcun tipo di dati sulla natura e sulla diffusione del batterio, per quanto i ricercatori incaricati affermano la totale diffusione in tutta l’area salentina.

Ciò nonostante, il piano Silletti (per il quale è prevista l’eradicazione del batterio e della pianta ospite, oltre che l’uso massiccio di insetticidi e pesticidi), se non fosse per la pausa dovuta ai presidi spontanei dei territorio e alle sospensive del TAR del Lazio, sarebbe andato avanti con la conseguenza di aver creato il deserto tra le province di Brindisi, Taranto e Lecce. A tutto ciò si è pervenuti anche contravvenendo contemporaneamente al Principio di Precauzione, alle norme degli International Standard For Phitosanitary Measures (ISPM), oltre che al Principio di Prevenzione in relazione all’uso di pesticidi e fitofarmaci previsti dal Piano di Eradicaione Silletti.

Misure internzionali, precauzione, prevenzione. Nel 2005 la FAO ha pubblicato le Misure (ISPM), che definiscono le procedure sulla gestione fitosanitaria condivise nel mondo sulla base del trattato di Roma del 1951. La UE a sua volta basa normativa riguardante la gestione fitosanitaria (Plant Healt), su questi standard.

L’ISPM No.9 (1998) “Guidelines for pest eradication programmes” definisce le procedure per stabilire la strategia di eradicazione di un organismo nocivo da quarantena. Al punto:”2.4.2 “Conducting cost-benefit analysis for eradication programmes”, dice:

One of the first actions to be taken is the preparation of a list of the most feasible eradication techniques. The total cost and the cost-benefit ratio for each strategy should be estimated over the short and long term. The option to take no action, or to take a pest management approach, should be considered as well as eradication options.
All feasible options should be described or discussed with decision-makers. Anticipated advantages and disadvantages, including cost-benefit should be outlined to the extent possible. One or more options should be recommended, recognizing that the ultimate decision requires consideration of the technical options, cost-benefit, the availability of resources, and political and socio-economic factors”.

Sarebbe interessante comprendere come e quando questo passaggio sia stato compiuto, quali siano stati gli “decision-makers” consultati (considerando che tra questi soggetti vengono individuate, anche, le associazioni e i comitati; quale documento sia stato redatto, poiché non se ne ha contezza.

E’ importante sottolineare che il punto 2.4.2 termina sostenendo che:

“One or more options should be recommended, recognizing that the ultimate decision requires consideration of the technical options, cost-benefit, the availability of resources, and political and socio-economic factors”.

Non sembra ci sia nelle decisioni prese una valutazione su risorse e fattori socio politici. Sembra che la logica del piano sia stata mutuata senza nessuna valutazione di fattibilità da quello che hanno fatto in California per cercare, inutilmente, di rallentare la diffusione del batterio sulla vite.

A tal proposito, il ceppo Co.di.ro., potrebbe essere, per quel che ne sappiamo, un ceppo naturalmente mutato di Xylella fastidiosa sub. pauca ipovirulento o addirittura antagonista dei ceppi aggressivi di Xylella fastidiosa sub. fastidiosa e sub. pauca, come riportato dal lavoro condotto in California da George E. Bruening et al. Su ceppi di Xylella mutati in laboratorio, in cui si è dimostrato che i ceppi mutati non solo non erano patogeni, ma impedivano ai ceppi virulenti di moltiplicarsi all’interno dei vasi xilematici della vite. Informazioni certamente note al mondo della ricerca. Meno note a quei profani a cui mancano adeguati strumenti di conoscenza, ma che non per questo devono restare all’oscuro.

C’è poi la questione del Principio di Precauzione attraverso il quale s’indirizza una condotta cautelativa per quanto riguarda le decisioni politiche ed economiche sulla gestione delle questioni scientificamente controverse. La normativa parla esplicitamente solo della protezione dell’ambiente, ma con il tempo e nella pratica il campo di applicazione si è allargato alla politica di tutela dei consumatori, della salute umana, animale e vegetale.
Questo assunto è stato promosso dall’Unione Europea, ratificando la Convenzione sulla diversità biologica di Rio de Janeiro (93/626/CEE,[2]), ed esplicitando la politica comunitaria con la Comunicazione della Commissione COM(2000) 1 Final (2 febbraio 2000). Nel testo si legge (§ 1):

Il fatto di invocare o no il principio di precauzione è una decisione esercitata in condizioni in cui le informazioni scientifiche sono insufficienti, non conclusive o incerte e vi sono indicazioni che i possibili effetti sull’ambiente e sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante possono essere potenzialmente pericolosi e incompatibili con il livello di protezione prescelto.

Da non trascurare infine il “Principio di Prevenzione” in relazione alla conclamata cancerogenicità di non pochi fitofarmaci. L’ingiunzione dal parte delle autorità, all’uso di neonicotinoidi presenti nel Piano di Eradicazione, per esempio, costituirebbe una sorta di attentato alla salute pubblica, con buona pace del principio di “azione preventiva”, in relazione all’obbligo di astensione da pratiche nocive per l’ambiente e la salute. E’ sulla base di quest’ultimo principio infatti che il TAR Lazio ha accolto il ricorso dei vivaisti e aziende bio, sospendendo il Piano Silletti fino al 14 dicembre p.v..

E’ degno di nota, a tal riguardo, il recentissimo non accoglimento da parte del Consiglio di Stato, dell’istanza presentata dal Commissario Silletti, dalla Regione Puglia e dal Ministro Martina, che chiedevano il rigetto della sospensiva del TAR Lazio.

Allargare la ricerca. Non si capisce, preoccupa e pone interrogativi inquietanti il fatto che, trattandosi di un batterio da quarantena, non si sia allargata la ricerca su base internazionale e multidisciplinare. Tutto resta secretato nelle mani di pochi soggetti addetti tra Università di Bari, CNR, CRSFA Basile Caramia di Locorotondo e CIHEAM-IAM Bari(Istituto Agronomico Mediterraneo Bari). Perché?

Alcune università tra le più prestigiose in Italia, innanzitutto quella di Bologna, poi anche quella di Foggia, già un anno fa, inoltrarono all’Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia, la richiesta di poter avviare liberamente ricerche sul batterio pugliese. Richieste che sono state inspiegabilmente negate. Perché?

Due articoli della Costituzione della Repubblica Italiana sanciscono senza mezzi termini i canoni della ricerca scientifica secondo il nostro ordinamento giuridico.
Dice la Costituzione:

Art. 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 33 L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

Siamo convinti, anche a fronte di quanto esposto, che sia necessario e prioritario garantire la libertà di ricerca, così come sancita dalla Costituzione. E’ necessario che il ricercatore, nello svolgimento del lavoro di ricerca, avendo questo delle implicazioni e ricadute anche immediate per la vita delle comunità umane, garantisca imparzialità rispetto alle scelte delle parti politiche contrapposte.

Alla scienza spetta il compito di trasmettere alla polis quelle conoscenze e tecnologie necessarie alla realizzazione del bene e del progresso umano. Starà poi all’amministrazione della polis indirizzare le vie di applicazione delle tecnologie e delle conoscenze nel pieno rispetto dell’ordinamento giuridico e democratico.

Conflitti d’interesse. Cosicché qualora un ricercatore avesse l’ambizione di dedicarsi all’amministrazione della polis, mettendo a disposizione di questa la propria esperienza e conoscenza in campo scientifico, allora sarà il caso che il ricercatore rinunci al suo lavoro di scienziato per dedicarsi al meglio delle sue forze a servire la polis con il rigore della scienza, senza che questo implichi una deficienza e restando in pieno, parte determinante e attiva per la vita della comunità umana.

Quello che ci preme ora è andare all’essenza del problema: le implicazioni che inducano politica e ricerca a indulgere in interessi conflittuali molteplici che si concentrerebbero nelle due figure, quella del ricercatore e quella del politico una volta che i ruoli si sovrappongano. Una sovrapposizione la quale, lungi dall’avere la stessa validità ed efficacia di quella di natura sessuale, che genera nuova vita, porta al contrario alla nascita di un mostro, tanto scientifico, quanto sociale, economico e culturale.

E’ lecito dubitare che gli attuali attori della ricerca scientifica responsabili degli enti succitati, viste le attività svolte contemporaneamente in diversi organismi pubblici (istituzioni di ricerca, istituzioni politiche) e privati (aziende ed enti), alcuni di questi non siano incorsi in imbarazzanti e pericolosi conflitti di interesse?

Già Platone, 2500 anni fa, ci metteva in guardia da questo pericolo. 2500 anni passati i quali non c’è stato giorno in cui l’uomo non abbia dovuto combattere per affermare quei diritti primari, inalienabili sanciti poi nella nostra Costituzione. Una costituzione che condividiamo, non tanto perché ce lo impone la legge, quanto perché quella legge è il frutto di profonda condivisione e di conquiste pagate anche con il sangue di milioni di vite umane.

Pubblicato su: Peacelink

Xylella, la cura: resistenza

 

In realtà la cura c’è, c’è sempre stata. Poi ad un certo punto hanno detto che chimica e intensivo avrebbero risolto i problemi dell’umanità, tutti, primo fra tutti la fame nel mondo. Tutti sappiamo bene, però, che in 50 anni di politiche globali, indirizzate in questo senso, si sono dimostrate un fallimento progressivo e irreversibile. Un serpente che si mangia la coda, fino alla morte. Bisogna cambiare rotta, al più presto!

La cura c’è e si chiama biodiversità. Che poi altro non è che l’identità propria della natura. Biodiversità che si traduce in quell’equilibrio naturale necessario a superare ogni problema presente ad un sistema chiuso (v. entropia); equilibrio e biodiversità che è necessario e doveroso, riconquistare, passando il “miglioramento genetico”, non certo per gli OGM; quell’equilibrio che rappresenta la forza stessa della natura che, contrariamente a quanto è scritto nella “bibbia” (malevolmente tradotta), non può essere sottomessa, tutt’al più la natura va assecondata, dopo essere stata studiata e conosciuta con spirito di devozione.

La voce a cui rispondere è “resistenza”. Resistenza perché quella forza di cui sopra è la stessa forza che permette alla natura di essere resistente: per esempio, i semi e le piante alle aggressioni dei patogeni. E pur ciò nonostante la natura non sottomette, ma riequilibra, permettendo a tutto e tutti di coesistere armonicamente. Non per nulla l’olivo ha resistito alle peggiori aggressioni della natura e della mano umana per millenni fino ad oggi.

Resistenza, la nostra voce alle aggressioni che la nostra terra, quotidianamente, subisce dai peggiori patogeni che la natura abbia mai conosciuto: l’uomo stesso!

Ce lo racconta, con il suo esempio di vita e con parole di una semplicità impressionante, il prof. Salvatore Ceccarelli, già professore associato di Risorse Genetiche e successivamente Miglioramento Genetico all’Università di Perugia (Qui), ormai in pensione. Poi il suo curriculum e la sua vita sono ancora oggi al servizio dell’umanità e  in giro per il mondo, soprattutto nei paesi, per natura e per politica, più ostili e difficili che si conoscano.

Mettetevi comodi, investite giusto un ora del vostro tempo nel miglior capitale che la natura ha riservato al il genere umano: la conoscenza/consapevolezza. Se poi avete ancora più tempo, potete leggere questo interessante contributo di Ceccarelli, per il volume Scienza Bene Comune, edito da Jaca Book per la Fondazione Diritti Genetici (Qui).

Ma c’è una cura di resistenza, anche per la profonda crisi in cui versano gli olivi del Salento, in particolare e della Puglia più in generale, anche in seguito allo stato di emergenza per l’infezione dal batterio Xylella Fastidiosa.  E’ la stessa ereditata e trasmessa dai nostri avi e che Spazi Popolari ha realizzato con la consulenza tecnica di alcuni ricercatori liberi e indipendenti da ogni sorta di lusinga che non fosse quella della conoscenza (Qui).

Link correlati:

http://www.trameindivenire.it/riflessioni-su-scienza-e-democrazia/

http://www.trameindivenire.it/sistemi-sociali/

Xylella, arma di dolore e morte

 

Le piante rispondono al dolore. Qui Questa è scienza e questi non sono santoni nostalgici dai facili sentimenti. Anche le piante sono esseri senzienti e di fatto il loro sentire non si ferma certo al dolore. Ma il dolore non è solo quello inferto dal batterio Xylella e dagli altri patogeni che, nei millenni hanno aggredito l’olivo, e ciò nonostante è sopravvissuto sempre più forte, generoso, paziente.

No, il vero dolore è quello inferto la nefasta mano dell’uomo, mietitore cosciente di morte. Cinquant’anni di avvelenamento a base di diserbanti, insetticidi e ogni sorta di trattamento chimico credete che non abbiano inferto sofferenza?

Vi lascio immaginare quale grido di dolore si è sollevato in Puglia il giorno in cui si è dato il via alle eradicazioni, mentre le seghe a motore tagliavano senza pietà. Tutta la Terra urla vendetta al cospetto dell’Universo. Pensate allo stridore che sovrasterà la Terra quando il piano sarà concluso. Ecco, i nuovi carnefici sono scienziati deviati, politici asserviti, burocrati corrotti. Pensate che l’eternità gli sarà lieve?

Ci hanno accusato di tutto, di essere santoni, di essere seminatori di odio, di essere di ostacolo alla scienza e di non volere il bene della nostra regione, e giù ancora con una marea di altri infamanti etichette. Nemmeno nella “Storia della colonna infame”, si arrivò a tanto.

Ci hanno giudicato e condannato, e con noi gli olivi, le nostre anime millenarie, solo per il nostro amore sconfinato per questi esseri maestosi, come giganti della terra, e per la nostra stessa terra, per le nostre radici, per il nostro più autentico e vero capitale, sempre più violentato, ucciso.

Eppure la scienza, quella libera dai ricatti del potere, quella scienza che “dimostra”, non quella che suppone, come fanno taluni ricercatori nostrani, che le piante sono esseri vivi e con tanto di coscienza.

Dite che i nostri ricercatori e i politici non lo sappiano? Dite che il piano delle eradicazioni non è al pari di un vero e proprio olocausto di stampo nazista? Che sia per un susseguirsi di errori o per nefasta volontà, in nome del Cielo si fermino!

Confidiamo nel lavoro e nell’impegno di Peacelink e di Antonia Battaglia che a Brussels lavorano senza sosta per un’alternativa al piano delle eradicazioni. Qui

Efsa dixit: simu santoni

Che Xylella esista e rappresenti un problema è chiaro. Come è chiaro che non è né l’unico, né il principale responsabile del Co.di.ro.. Purtroppo nonostante due anni di emergenza non ci sono le prove di patogenicità. Dov’è la ricerca? Lo dice anche l’Efsa.

Che le buone pratiche agronomiche tradizionali come quella proposte e praticate in questi due anni di emergenza da Spazi Popolari non siano la soluzione al batterio, anche questo è chiaro. Ma è chiaro anche che male non fanno, anzi sono consigliate. Anche questo lo dice l’Efsa.

Quello che l’Efsa non dice è che non pochi olivi, nonostante il batterio fastidioso, sono visibilmente risorti. Forse perché non ne ha contezza. E infatti, la ricerca ufficiale, in questi due anni, non si è minimamente preoccupata di prestare attenzione a quegli olivi che sono stati curati da Spazi Popolari. Appunto quelli risorti.

Fatto sta che in questi due anni di emergenza abbiamo di continuo sollevato il dubbio che Xylella potesse non essere la causa principale del co.di.ro e che nel frattempo che si scoprisse la causa o le cause, era meglio curare che eradicare. Questo nostro dire ci è valso l’appellativo di “santoni”, al pari di impostori e nemici della scienza.

Eppure abbiamo parlato chiaro e quello che abbiamo detto lo abbiamo detto in pubblico e lo abbiamo pure scritto, anche in questo blog. Abbiamo parlato di funghi, di licheni, di parassiti tra cui la Zeuzera Pyrina, dell’impoverimento e deperimento dei suoli, dell’assenza pressoché totale degli antagonisti, delle condizioni di massimo stress degli olivi a causa della trascuratezza e dell’uso dei diserbanti, dei metalli pesanti presenti nel suolo, e tutto ciò mentre la politica restava assente, tutt’al più delegava senza verifica alcuna.

Da profani, ma accompagnati dagli “iniziati” (i ricercatori che ci hanno dato conforto), abbiamo valutato e messo in campo tutte le ipotesi possibili, poiché tanti erano e sono i sintomi che testimoniano come i nostri olivi sono gravemente ammalati e che sono sempre più urgenti e necessari cure adeguate che facciano a meno della chimica. Abbiamo anche ipotizzato, a fronte delle conoscenze e delle esperienze che andavamo acquisendo, la possibilità che Xylella fosse endemica e non solo nel Salento. Ma la ricerca pare non essere tanto interessata ad approfondire e dare spiegazioni, come a presentare i risultati già acquisiti.

Noi però eravamo i “santoni”. Non è necessario ricordare i nomi di coloro che, come nella “Storia della colonna infame”, ci additavano al pari di novelli untori. I loro nomi sono ancora impressi sulle pagine della stampa ufficiale.

Intanto il parere Efsa è chiaro, soprattutto nelle sue dichiarazioni. Qui Sarà scontato, un ribadire l’ovvio, un nulla di nuovo, ma è chiaro. Dice a chiare lettere che non è possibile attribuire la responsabilità assoluta del disseccamento ad una causa esclusiva. Non ci sono le prove di patogenicità. Oltretutto, aggiungerei, i campionamenti fatti sono parziali, limitati e fermi ad un periodo esclusivo, non certo continuate nel tempo. E chi sa, visto che di eventuali risultati per quanto parziali non c’è nemmeno l’ombra, non ci sarebbe di che meravigliarsi se il tutto è rinchiuso in un qualche laboratorio in quel di Bari.

Dice quindi l’Efsa che è necessario fare ricerca, quella vera, allargata a tutto il mondo della ricerca, anche a livello internazionale. Cioè praticamente, come dicono i salentini, l’Efsa ha “smirdisciato”, ma noi diremo correttamente “smentito” bene bene la politica e la ricerca italiane. Certo, lo ha fatto con garbo, grande diplomazia e giocando di fioretto con la dialettica. Resta la pessima figura internazionale della ricerca e della politica italiane. Restano le eradicazioni indiscriminate, come quelle fatte nel 2013 a Trepuzzi in provincia di Lecce e quelle più recenti, una settimana fa a Oria. Olivi sanissimi, dei quali nemmeno “a vista”, come voleva lo scellerato “piano Silletti”, era possibile percepire i segni del disseccamento. Olivi eradicati senza nemmeno avere la certezza che fossero quanto meno ospitati dal batterio!

Vero è, poiché la Francia pochi giorni fa, ha detto a chiare lettere, visti i dati forniti dalle istituzioni italiane, scientificamente poco attendibili, che a tutela della loro sicurezza interna, la ricerca se la fanno per conto proprio. Poi si pensa a togliere l’embargo.

Giusto oggi poi, la stampa d’oltralpe riferisce di un caso sospetto di Xylella anche a Nizza. Sarà l’opera disfattista di qualche santone? Qui

P.S.: Per approfondire andate ai post più vecchi.

Papà, io voglio ‘a pizz!

Qualche tempo fa non molto lontano, la multinazionale leader assoluta per la produzione del cibo spazzatura, propose uno spot video in cui apertamente disprezzava la pizza napoletana e promuoveva il suo panino plastificato. Non posto quel video perché non meritano alcuna pubblicità, nemmeno quella negativa. Se ne avete voglia cercatelo in rete, lo troverete senza problema.

Di tutta risposta i pizzaioli napoletani hanno pensato bene di rendere giustizia all’insulso affronto. Ecco il video. Qui

Se i governi italiani insistono a cedere interi settori dell’economia portante del nostro paese alle multinazionali (per non si capisce quale interesse pubblico!), non abbiamo altro modo che tenerci stretto quello che appartiene alla nostra identità e cultura, pena alienarci del tutto.

E’ così anche per l’olio di oliva e le grandi aziende olearie italiane che di italiano non hanno certo l’olio, ma giusto appena il nome sull’etichetta. Meglio non parlare poi del prodotto e della qualità. Scegliete sempre aziende locali delle quali potete riscontrare la qualità.

Ricordo quello che è accaduto ad Altamura, dove la stessa multinazionale è stata costretta, in poco tempo, a chiudere battenti. Il caso fu degno del bellissimo film “Focaccia Blues”.  Qui e Qui

E’ guerra!

Oria

Sull’altare del dio denaro
signore del profitto
è stato sacrificato l’olivo
maestro millenario
custode di ogni saggezza 
capitozzato a morte
in gran fretta e senza appello

Più passa il tempo e più mi faccio convinto che siamo in guerra.

Il 13 aprile a Oria, in provincia di Brindisi, è iniziata la mattanza degli olivi per dar seguito al Piano di eradicazione della Xylella. Maggiori info: Qui , Qui e Qui

La mattanza degli olivi è solo un sintomo, l’ennesimo sintomo che si perpetua da anni, anche secoli. E’ il segno evidente di una vera e propria guerra geopolitica in atto.

Gli olivi fanno seguito e coprono le insistenti svendite del patrimonio pubblico, del territorio, dei beni comuni, dei demani, la costa, l’acqua, il mare, la terra e anche l’aria. Nemmeno a farlo apposta le eradicazioni seguono parte del percorso dal quale dovrebbe passare il Tap e il Corridoio VIII. Ma le aggressioni sono continuate, ripetute, una lunga serie. Basterebbe citare Taranto con Ilva, Cementir, Eni, Arsenale; e Brindisi con le centrali a carbone e il petrolchimico: l’industria della morte nel cuore delle Puglie.

Ci vogliono servi, sudditi affamati, piegati dal ricatto del padrone di turno. Chi non si piega è destinato a sopperire. La nostra terra di Puglia è stata svenduta da chi avrebbe dovuto affrancarla. Non possiamo far altro che riprendercela.

Ci hanno dichiarato guerra e non ce ne siamo accorti, o se ne sono accorti in pochi.

Sono ormai anni che siamo continuamente sotto attacco, e ancora pochi se ne sono accorti. Ci stanno massacrando ed è necessario fare fronte comune. Tant’è, c’è chi, servo indefesso del padrone, anche questa volta è a busta paga per seminare zizzania, per dividere l’uomo dalla terra, dalle sue radici, dalla sua natura essenziale. Io li chiamo servi volontari. E in quanto tali non hanno meno responsabilità dei padroni per i loro crimini.

Cose già viste. La storia si ripete. Dopo il nazifascismo ecco riaffacciarsi alla storia questi insulsi esseri rinnegati alla vita, servi volontari appunto.
Dio abbia pietà di loro, perché sinceramente non so se questa volta saranno perdonati, non tanto dall’uomo, quanto da madre natura.

Ma se siamo in guerra, allora, come minimo, è nostro dovere difenderci e difendere la terra dei nostri padri, la patria e ancora prima la natura, la madre che ci ha generato, anche a costo della nostra stessa vita.

Allo stesso tempo la nostra guerra non può essere violenta, saremmo al pari di chi ci attacca e perderemmo al primo round. La nostra non può che essere una guerra delle coscienze e la nostra arma non può che essere la conoscenza.

Questo per me è valso un sacro e inviolabile giuramento.

Xylella vs Zeuzera, una partita truccata

Zeuzera.pyrina.2

Una bella signora, si chiama Zeuzera Pyrina (detta anche rodilegno giallo). Lei non sputacchia, ma rode e porta con sé non pochi funghi. Ma non è tutto. Lei, come ogni cosa in natura, pensa a riprodursi e depone le uova con gusto nel tenero olivo, generalmente nel punto di attacco dei ramoscelli. Fino a quando, un bel giorno, le uova si schiudono e la larva inizia il suo percorso evolutivo. Mentre si evolve, rode e si nutre, della linfa dell’olivo. E mentre rode cresce, e mentre cresce all’interno di quel ramo, l’olivo muore e muore di netto, senza speranza, perché poi la botta di grazia gliela danno i funghi, più disparati, tracheomiceti compresi, con cui si accompagna.

Quello che non la uccide la rafforza. Zeuzera, infatti, ha sviluppato una incredibile resistenza ad ogni sorta di pesticidi (ed erbicidi), e non ha alcuna intenzione di darsi per vinta. Se fino a non molti anni fa si riproduceva solo nelle stagioni miti, intorno ai 13° circa, negli ultimi decenni, grazie alle costanti temperature miti (nonostante i picchi invernali al disotto dello 0°, troppo brevi), le sempre più favorevoli condizioni climatiche, è arrivata a produrre fino a 5 generazioni all’anno.

Ora provate a tagliare un ramo di olivo (Qui), di quelli che manifestano il co.di.ro (complesso del disseccamento rapido, quello attribuito alla xylella, sic!), possibilmente che non sia completamente secco e scoprirete da soli, sezionandolo per lungo, come se voleste affilare un lapis, come le uova ormai divenute larve, seguono il loro percorso evolutivo che la porteranno a diventare uno spietato killer.

E’ così che gli olivi del Salento (e di tutta la Puglia), in particolar modo, già stressati dalla chimica e dall’incuria, da suoli sempre più sterili, privi di materia organica, muoiono inesorabilmente, anche e soprattutto per mano umana. Il vero colpo di grazia, arriverà con l’eradicazione, garantita dalle menzogne create ad arte su madame Xylella, questa sconosciuta, vessillo criminale di arroganza e speculazione.

Approfondimenti

http://www.trameindivenire.it/xylella-una-sintesi-critica/

Xylella, una sintesi critica

Breve sintesi ad uso e consumo di tutti, politici compresi

I primi sintomi di un fenomeno incomprensibile e improvviso nel suo manifestarsi, fu segnalato da alcuni agricoltori salentini già nel 2008. Questi si recarono presso la facoltà di Agraria dell’UniBa a manifestare la preoccupazione per la rapidità di un fenomeno di cui non avevano mai avuto contezza: il disseccamento rapido e incomprensibile degli alberi di olivo. Allo stato dei fatti furono ignorati e liquidati con sufficienti spallucce, nemmeno un po’ di attenzione.

Nel 2013 poi, come all’improvviso, due ricercatori della stessa Università, i dottori Martelli e Boscia (il primo dei due un ottantenne già in pensione da un pezzo ed entrambi non competenti in ambito batteriologico), dopo che nella zona focolaio il fenomeno andava intensificandosi e Spazi Popolari si preoccupava di denunciare il fenomeno sempre con maggiore insistenza, ebbene questi ricercatori pubblicavano su una rivista scientifica pro domo propria Journal of Plant Patology (http://sipav.org/main/jpp/index.php/jpp/index ), alcuni studi sul batterio Xylella.

Si tratta di studi quelli pubblicati (se così si possono chiamare), che il mondo scientifico internazionale definisce “paper”, cartaccia. Parliamo di una rivista che ha impatto scientifico internazionale pari a 0,00 (IF – Impact Factor), che quindi non ha alcun valore nell’ambito della ricerca scientifica e il cui direttore è guarda caso il dott. Martelli, il quale, insieme al suo collega più giovane Boscia, ha tenuto come secretato il problema per anni. Verrebbe il dubbio, a tal riguardo, sulla utilità di una siffatta rivista per nulla accreditata. A cosa potrà mai servire? Forse a intercettare finanziamenti?

Ora, sempre questi ricercatori di cui uno è un virologo non certo un batteriologo, nel lontano 2010 in convegno organizzato a Bari dallo IAMB (Istituto Agronomico Mediterraneo – Bari), guarda caso dopo che i contadini già nel 2008 facevano le prime segnalazioni del fenomeno, parlavano di Xylella. Ospite il giovanissimo dott. Rodrigo Almeida della Berckeley University della California. Lo stesso imberbe ricercatore che nel 2013 si fece fotografare nella zona focolaio con il retino per farfalle, intento a catturare l’insetto vettore della Xylella, appunto la “sputacchina”. Ebbene si, anche questo giovanissimo ricercatore non è un batteriologo, né tanto meno un patologo, ma un entomologo che, sin dal suo fresco corso di dottorato (PhD), si interessa esclusivamente di insetti vettori.

Si sospetta, e su questo sta indagando la magistratura, che il batterio sia stato introdotto in Italia senza alcuna autorizzazione. Non sarà forse per questo che lo IAMB non mette a disposizione del magistrato ulteriori info a riguardo? Nessuno di questi ricercatori che hanno gestito l’emergenza, fino ad oggi, si è degnato di pubblicare un qualche dato di correlazione locale a riguardo! Perché? Ci vogliono le evidenze scientifiche, fino ai postulati di Koch. In ogni caso il batterio è stato rinvenuto su un numero di piante che non raggiunge nemmeno 1% di quelle prese in esame e ben al disotto dello 0%!

Ma le cose interessanti e curiose sono tante. Alla Commissione Europea dunque sono state inviate informazioni parziali, opinioni, non dati scientifici. E’ bene che si sappia. E anche su questo è stato chiesto alla magistratura di indagare. E’ azzardato e scorretto affermare che è la UE a chiedere l’eradicazione. Xylella Fastidiosa, nel ceppo “pauca”, è un batterio da quarantena. Ma anche la quarantena è stata gestita male, senza che le misure da quarantena oltre a quelle di prevenzione siano state rese fruibili al mondo agricolo. Restava tutto un fatto burocratico.

Intanto siamo difronte ad un problema che non ha ancora una causa certa. Non ci sono evidenze scientifiche di quale sia la natura del fenomeno denominato Co.di.ro. Dove per codiro s’intende “complesso del disseccamento rapido”. Quindi si parla di complesso di cause, le quali non si conoscono, non fosse altro che non c’è ancora una sola pubblicazione scientifica in merito. Si tratta quindi di un complesso che, in mancanza di dati, forse nemmeno è tale.

Quello che è grave è che il mondo della ricerca scientifica è stato tenuto allo scuro per quasi 5 anni e ad interessarsi al problema causato forse da un batterio, sono stati due virologi. E qui ci sarebbe da approfondire anche la questione delle competenze scientifiche, poiché un batterio non è la stessa cosa di un virus.

Ma quello che è ancor più grave è che in questi anni non è stata messa su alcuna equipe di ricercatori come batteriologi, micologi, entomologi, epidemiologi, patologi vegetali ecc. Nulla di nulla, l’affare Xylella resta nelle mani di due ricercatori che (non mi stancherò mai di evidenziarlo) non sono batteriologi! Perché?

Dove sono i batteriologi? E chi ha stabilito che il fenomeno del disseccamento sia causato da un batterio? A nessuno di questi ricercatori è venuto in mente che quando si afferma che si tratta di “complesso”, in campo vanno messe forze di indagine scientifica ad ampio raggio? Dove sono i patologi vegetali, i primi che avrebbero dovuto essere interpellati, e dove sono gli entomologi, visto che poi si è detto (sempre senza aver pubblicato nulla!), che il vettore è la “sputacchina”, e dove sono gli epidemiologi!? Ci sono ancora una valanga di questioni aperte e per le quali questi supposti scienziati fanno finta non esistere. Hanno fatto passare due buoni anni dall’allarme e senza mettere su una equipe di ricercatori. Perché? E chiedetevi perché si insiste in questa direzione, che di questo passo li porterà e ci porterà dritti al disastro, compresi quei politici che non solo non ascoltano, ma nemmeno s’interrogano. Complimenti!

Nel frattempo non pochi ricercatori “liberi” (nel senso che non sono a libro paga di nessuno!), mentre quelli autonominatisi come esperti della materia restano come monoliti sulle loro posizioni prive di fondamento, hanno rinvenuto sulle piante colpite dal fenomeno tutta una serie di patogeni fungini che spiegherebbero non solo il fenomeno codiro, ma la grave condizione in cui versa tutto il Salento e buona parte della Puglia.

Vero è che il fenomeno è già da un bel pezzo esteso e presente anche in terra di Bari (tutto documentato e verificabile s’intende). Basterebbe farsi un viaggetto in treno da Lecce verso Bari per averne contezza. Ma c’è di più. Allo stato attuale gli olivi colpiti, sono sempre quelli di quei terreni in totale stato di abbandono, senza potatura da anni e con i suoli compatti a travertino.

Intanto per tornare alla grave condizione ambientale in cui versa il Salento tocca osservare alcuni dati evidenti anche agli occhi profani. Le buone pratiche agronomiche, come la concimazione naturale, la pacciamatura, il sovescio, il riposo dei campi, la potatura e l’aratura del suolo, quelle praticate per millenni e che hanno permesso agli olivi di sopravvivere a calamità naturali e all’alternarsi delle civiltà e delle guerre, sono ormai un vago ricordo per quel mondo agrario prima illuso, poi disilluso e abbandonato a sé stesso, dalle chimere dell’industria agrochimica e dai mirabolanti e mortali portenti di veleni come il glifosato.

I suoli nel basso Salento sono per lo più in stato di abbandono, impoveriti di sostanze organiche, intossicati e resi sterili dall’uso di diserbanti e insetticidi; le falde acquifere in diverse zone sono altamente inquinate (dai comparti industriali nati per immettere veleni nel suolo e poi scappar via con il bottino), oltre che in via di esaurimento; il deserto avanza; tutto intorno abbiamo due centrali a carbone (Cerano e Brindisi Nord) che immettono nell’aria, in mare e a contatto con il suolo una marea di veleni. Stessa cosa dicasi di Taranto con Ilva, Cementir, Eni (i maggiorenti). Poi salendo a Monopoli abbiamo una bella centrale a biomassa. E così anche andando in direzione di Bari e ancora più su.

Siamo in presenza di stress biologico a cui si somma stress ambientale. E in una situazione di altissimo stress come quello presente nella nostra meravigliosa Puglia, qualunque patogeno anche di scarsa rilevanza può assumere le caratteristiche di uno spietato killer.

Servirebbe con sempre più urgenza una task force di ricercatori, non due virologi che fanno finta di avere competenze con un batterio e prendendo a soggetto un entomologo americano appassionato di farfalle. Quando le istituzioni preposte capiranno la portata del fenomeno e la sua evoluzione, non solo nell’ambito della patologia, ma anche e quella ambientale, economica e sociale, magari ci si renderà conto quale danno è stato fatto alla nostra terra in questi ultimi venti anni e passa, e ciò nonostante si insiste a raccontare di una Puglia che non esiste se non nella propaganda politica serva delle lobby del turismo d’élite.

Il mio pensiero? E’ che tutta sta storia è scappata di mano a un manipolo di ricercatori di scarsa qualità scientifica in cerca esclusivamente di battere cassa a fronte del fatto che i fondi per la ricerca lo Stato Italiano li ha tagliati in maniera radicale e la UE li dispone solo ed esclusivamente per chi fa davvero ricerca, non certo per millantatori che, agli occhi della comunità scientifica internazionale, producono “paper”, cartaccia.

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